IT | EN
Follow us Facebook Twitter LinkedIn Instagram
Scheda Statistica anno 2021
Studio
Scheda Statistica di chiusura anno 2021
COMUNICATO STAMPA
Presentata la prima edizione dell’Inchiesta congiunturale Club degli Orafi- Intesa Sanpaolo
 
Vicenza, 19 Marzo 2022 – È stata presentata oggi, in un incontro ospitato da VicenzaOro, la prima inchiesta congiunturale realizzata presso i propri soci dal Club degli Orafi, in collaborazione con la Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo. I risultati dell’inchiesta integrano e completano l’analisi quantitativa contenuta nella Scheda Statistica che il Club degli Orafi e la Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo pubblicano dal 2005, rinnovando una collaborazione che valorizza le conoscenze del mercato degli operatori attraverso l’analisi dei principali dati statistici ufficiali sul settore.

L’inchiesta, realizzata prima della guerra in Ucraina ma aggiornata negli ultimi giorni, conferma gli ottimi risultati del 2021: quasi il 60% degli intervistati o non ha subito cali del fatturato nel 2020 o li ha già completamente recuperati nel 2021. Rilevante è anche la propensione all’investimento, con il 60% dei rispondenti che dichiara di aver incrementato le proprie spese nell’ultimo biennio, nonostante la pandemia, diretti a sostenere una serie di interventi strategici in materia di formazione, capitale umano, digitalizzazione dei processi produttivi, R&S e valorizzazione dei marchi.

Anche le attese per il 2022 erano orientate positivamente, prima dello scoppio della guerra in Ucraina: oltre il 73% dei rispondenti si aspettava un ulteriore crescita del fatturato, in uno scenario che si presentava favorevole, in particolare per il segmento dell’alta gamma e su alcuni mercati, come gli Stati Uniti, tornati ad essere i principali acquirenti del Made in Italy del gioiello.

L’emergenza creata dall’escalation bellica colpisce, pertanto, il settore in una fase molto favorevole, facendo emergere delle ombre in un quadro che resta nel complesso positivo: l’ulteriore inchiesta realizzata dopo il 24 febbraio, evidenzia come circa il 78% degli intervistati preveda un impatto negativo, legato in particolare all’incremento dei prezzi delle materie prime, tema che emergeva come principale criticità anche nelle risposte antecedenti al conflitto, insieme ai ritardi negli approvvigionamenti, che avevano portato il 40% dei rispondenti a ripensare le proprie forniture a favore degli operatori italiani della filiera.

La capacità di reazione degli operatori è comunque elevata: 30% delle imprese dichiara di stare pensando a modifiche organizzative in seguito allo scoppio del conflitto, in particolare attraverso una revisione dei canali di approvvigionamento ma anche dei listini e dei canali di vendita.

Giorgio Villa, Presidente del Club degli Orafi Italia “I dati 2021 confermano quanto abbiamo percepito come imprenditori: quello orafo è un comparto che ha saputo reagire bene alle difficoltà, continuando a investire, innovare e puntando fortemente sul capitale umano. Questo ha consentito alle aziende italiane di arrivare strutturate ad affrontare questa nuova crisi. Sicuramente le incertezze e le criticità legate principalmente ai costi e alla diponibilità delle materie prime generano preoccupazioni, ma, come emerge dalla lettura dell’indagine qualitativa, permane nel settore un cauto ottimismo. Il momento è difficile per tutti ma c’è alla base un tessuto imprenditoriale sano e solido con prospettivi reali e un sentimento positivo”.

Stefania Trenti, Responsabile Industry Research, Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo “Il settore orafo italiano ha evidenziato nel 2021 una straordinaria capacità di reazione: dopo il crollo del mercato subito nel 2020, il settore ha conosciuto un boom di vendite che ha portato, unico tra i comparti del Sistema Moda, a recuperare interamente quanto perso durante la pandemia, raggiungendo livelli record delle esportazioni. Tali risultati sono il frutto dell’ottima competitività degli operatori italiani e degli investimenti fatti negli scorsi anni per valorizzare l’elevato livello di know-how e di creatività che da sempre caratterizza il settore in Italia. Il conflitto in corso crea nuove incertezze nello scenario: al di là del peso sul nostro export di Russia e Ucraina, peraltro limitato a 36 milioni di euro (lo 0,5% dell’export del settore, di cui 25 milioni di Russia), sicuramente le imprese dovranno fare i conti con un incremento del prezzo dei preziosi, tradizionale bene rifugio, e con consumatori più prudenti, in particolare sui mercati europei. Le opportunità su altri mercati, in primis Stati Uniti e Cina, sembrano, al momento, meno compromesse, seppure in un quadro che resterà incerto”.